In caso di dolore persistente, gonfiore, limitazione del movimento, instabilità, scatti articolari, formicolii, traumi o difficoltà nelle attività quotidiane.
La terapia conservativa include farmaci, fisioterapia, tutori e infiltrazioni; la chirurgia interviene quando i sintomi persistono o la lesione è strutturale.
Referti recenti (RX, RMN, ecografie), elenco farmaci assunti, allergie e precedenti interventi. Se non disponibili, lo specialista prescriverà gli esami necessari.
Attraverso anamnesi, esame obiettivo, test funzionali e, se indicato, imaging diagnostico (RX, RMN, TC, ecografia).
Tecniche con incisioni ridotte e accesso tramite ottiche e mini-strumenti; riducono trauma chirurgico e tempi di recupero.
Sono strumenti che aumentano la precisione in interventi selezionati (es. protesica). L’indicazione dipende dal caso.
Infezione, sanguinamento, trombosi, rigidità o dolore residuo. Il chirurgo valuta il rischio individuale e adotta misure preventive.
Dipende dalla procedura, età e condizione iniziale. Le tecniche mininvasive accelerano i tempi, ma la riabilitazione è fondamentale.
Uso di PRP e terapie biologiche per favorire la riparazione di tendini, legamenti e cartilagine.
No. Funzionano per indicazioni precise come tendinopatie e condropatie lievi-moderate.
Da mesi fino a oltre un anno; spesso si programmano cicli e fisioterapia associata.
Minimi (dolore, gonfiore). Controindicazioni relative: infezioni, disturbi coagulativi, alcune terapie farmacologiche.
Diagnosi tramite MOC-DEXA, analisi rischio fratturativo e cure specifiche. L’osteoporosi oggi è curabile.

Non sempre. Dopo una frattura da fragilità è raccomandato uno screening completo.
Sì, con valutazione pre-operatoria accurata e riabilitazione precoce.
Per lesioni meniscali, corpi mobili, lesioni cartilaginee e ricostruzioni legamentose.
Dipende dall’artrosi: monocompartimentale se localizzata, totale se diffusa.
In genere dopo 6–9 mesi, dopo test funzionali superati.
Fisioterapia, perdita di peso, ortesi, analgesici e infiltrazioni.
Alleviano i sintomi ma non correggono la deformità. La soluzione definitiva è chirurgica.
Stretching, fisioterapia, plantari, onde d’urto, infiltrazioni.
Se dolore e instabilità persistono o si sospettano lesioni non visibili alla RX.
No. Nei casi lievi: tutore, fisioterapia, infiltrazioni.
No, ma servono ergonomia, pause e stretching.
Infiltrazioni o release chirurgico mininvasivo.
Ortesi, fisioterapia, infiltrazioni, chirurgia nei casi avanzati.
Valutazione pre-operatoria, gestione terapie, digiuno e organizzazione del post-operatorio.
Locale, loco-regionale o generale.
Molti interventi si fanno in day-surgery.
Da 2–4 settimane a diversi mesi in base alla procedura.
Analgesia multimodale, ghiaccio, elevazione e fisioterapia.
Guida quando indolore, lavoro d’ufficio in 1–2 settimane, sport dopo test funzionali.
Sì, con piano condiviso con il cardiologo.
Tutte le informazioni mediche rilevanti.
Dipende da priorità clinica e disponibilità.
In convenzione sì, in privato no.
Controlli programmati con valutazione clinica.
Sì, sempre.