Nuove terapie per la lombalgia acuta e cronica e la sciatalgia acuta e cronica

terapie per la lombalgia

Rappresentano una condizione clinica molto frequente, interessando fino al 70% della popolazione adulta nei paesi più sviluppati e costituiscono la causa più reiterata di assenza dal lavoro e di disabilità, con conseguenti danni economici e sociali, nei soggetti con meno di 45 anni. Stiamo parlando della lombalgia e della lombosciatalgia, più comunemente conosciute come mal di schiena.

Abbiamo già visto in uno dei precedenti approfondimenti una delle più importanti differenze da compiere a livello diagnostico quando si ha a che fare con questo tipo di problema. In particolare:

  • con il termine lombalgia, indichiamo un dolore localizzato posteriormente, a livello lombare, tra le ultime costole e vertebre e l’inizio delle natiche. Spesso si tende a distinguere tra lombalgia acuta e lombalgia cronica. La lombalgia acuta è caratterizzata da un tipo di dolore causato da una lesione muscolare, legamentosa, articolare e discale, che si accompagna a fenomeni infiammatori. L’infiammazione e il dolore fanno parte del processo di guarigione e cessano, quindi, a guarigione completata in massimo 30 giorni.  Nella lombalgia cronica intervengono invece altri fattori secondari, fisici certamente, ma soprattutto psichici e sociali. La lombalgia cronica, quindi, tende a far perdurare il dolore oltre i 3 mesi anche a fronte di una lesione inesistente. Il dolore cronico non ha una funzione protettiva, diventa autonomo, nocivo, riduce la funzionalità del rachide e favorisce la disabilità.
  • La lombosciatalgia, o radicolopatia lombare, è invece una condizione medica che, per effetto di una compressione o irritazione del nervo sciatico, determina dolore nella parte bassa della schiena, in uno dei due glutei e lungo uno dei due arti inferiori. La lombosciatalgia è nota anche come sciatica o sciatalgia lombare.

Oltre a chiarire che il mal di schiena è  la prima causa di assenza sul lavoro, è necessario indicare come una forma di ernia del disco o mal di schiena è fisiologica all’età di 35 anni. Non è, al contrario di quanto tutti pensano, un età precoce. Non è normale invece soffrire di mal di schiena a 20 anni, potrebbe essere indice di un artrosi giovanile del rachide o una degenerazione dello stesso, forme che vanno intercettate e che di solito sono di stampo ereditario.

Chiarito questo importante passaggio, vedremo in questo articolo le terapie più moderne per poter trattare efficacemente il mal di schiena.

Blocchi antalgici periferici

I Blocchi Antalgici Periferici, Paravertebrali e nei punti algogeni (trigger points) sono metodiche analgesiche che intervengono con successo nei casi di lombalgie e lombosciatalgie. Nel 70% dei casi, dopo appena 3 infiltrazioni, il paziente rivela un progressivo miglioramento dei fastidiosi dolori al rachide ed un’eliminazione delle fastidiose perdite di sensibilità agli arti inferiori.

Al fine di intervenire con successo, è indispensabile una radiografia del rachide lombare prima di accedere al trattamento antalgico, in quanto fornisce allo specialista informazioni indispensabili sull’anatomia del rachide.

Il trattamento viene eseguito con una minima anestesia cutanea locale e con un ago specifico si raggiunge lo spazio paravertebrale per iniettare la miscela farmacologica, composta  da una miscela di cortisone a lunga durata e anestetico, che hanno rispettivamente attività antinfiammatoria ed analgesica. Il timing di questa procedura non può essere stabilito a priori, normalmente però il ciclo completo prevede 4 somministrazioni. Una mancata risposta a 2 infiltrazioni peridurali sconsiglia di insistere oltremodo in questa pratica.

Certamente un’infiltrazione periferica non è una tecnica invasiva. Per prima cosa bisogna accertarsi che il paziente non sia allergico ai farmaci che si decide di iniettare.

 

Ozonoterapia

L’ozonoterapia, o più correttamente l’ossigeno-ozonoterapia, è un trattamento con azione antinfiammatoria e antidolorifica, indicato nei pazienti affetti da lombosciatalgia e cervicobrachialgia. Il trattamento si effettua mediante iniezioni intramuscolari nella zona della colonna vertebrale da cui parte il processo patologico, vicino alla localizzazione del dolore. Viene iniettata una miscela di ossigeno e ozono, dosata mediante un apposito macchinario.

Il trattamento si esegue in ambulatorio, dura pochi minuti, è sicuro, adatto a tutti e non ha effetti collaterali. È però sconsigliato in presenza di gravidanza e ipertiroidismo. L’ozono è un ossidante debole, altamente instabile, con grandi capacità neoangiogenetica e in grado di drenare i metaboliti tossici figli dell’infiammazione che provocano il dolore.

Terapia fisica innovativa e tecniche riabilitative

Il percorso fisioterapico è fondamentale nel trattamento del dolore vertebrale, soprattutto dopo la fase acuta. Il trattamento non è invasivo e la sua efficacia risulta, già dalle prime sedute, molto evidente. Il medico fisico, dopo attenta valutazione, avendo visionato e valutato gli esami diagnostici portati dal paziente, propone il trattamento fisioterapico più idoneo alla situazione di ciascun individuo.

Oltre alla riabilitazione di tipo manuale, la fisioterapia può avvalersi anche di terapie di tipo strumentale come:

  • Elettroterapia: questo specifico trattamento cerca di migliorare il dolore diminuendo il processo infiammatorio. Consiste nell’applicazione di correnti elettriche a bassa frequenza, focalizzate, che rappresentano un leggero calore nella regione d’interesse. Queste applicazioni hanno un effetto calmante e neurostimolante per i tessuti.
  • Ultrasuonoterapia: è una forma di trattamento comune della fisioterapia che utilizza le onde sonore con frequenza superiore alla nostra soglia di udito.

Uso di ausili medico-chirurgici

Sempre più utilizzate, grazie a una continua attività di ricerca e miglioramento dei presidi,  sono le fasce lombari che, a seconda delle caratteristiche patologiche, garantiscono una funzionalità e un’efficienza diversa in base alla problematica da alleviare o da risolvere.

In particolare, si possono distinguere in:

  • Fascia lombare rigida con stecche. Un supporto solido, gli ortopedici consigliano una fascia lombare al cui interno sono presenti delle stecche che circondano la colonna vertebrale e, di conseguenza, la sostengono spingendo le vertebre verso l’alto e ottenendo una postura corretta.
  • Fascia lombare elastica semi-rigida o morbida. Tuttavia, se non si ama particolarmente l’idea di una fascia rigida, si potrebbe optare per una fascia lombare elastica che, se abbastanza stretta, supporta sufficientemente la zona lombosacrale in maniera non troppo rigida e, di conseguenza, in modo meno efficace. Può essere indossata sotto i vestiti e si raccomanda la scelta di un tessuto traspirante come il cotone.
  • Fascia lombare gonfiabile. Inoltre, è possibile scegliere le fasce lombari gonfiabili, uno dei modelli più all’avanguardia presenti in commercio. Si tratta di una fascia costituita da più camere d’aria o cuscinetti che massaggiano ed isolano termicamente la zona lombare garantendo sollievo immediato e massimo comfort nei movimenti.

Lavoro di equipe basato sul confronto e sui lavori scientifici

Rimane comunque il principio che per curare efficacemente un mal di schiena, soprattutto cronico, quello che può fare la differenza è un efficace lavoro di equipe, con un insieme di professionisti che collaborano alla risoluzione del problema. In particolare, oltre al necessario controllo ortopedico e alle possibili terapie che un dottore specialista può mettere in campo,  può essere essenziale abbinare sedute di fisioterapia e osteopatia.

La squadra e l’unione di più professionalità, come in ogni patologia scheletrica o degli arti, può realisticamente ottenere risultati migliori che lavorare per compartimenti stagni.

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