Negli ultimi decenni, la diagnosi e la gestione delle malattie ossee sono diventate un campo cruciale della medicina, soprattutto a seguito dell’innalzamento dell’età mediana della popolazione globale.
Tra le condizioni più diffuse e impattanti per la salute delle ossa, sicuramente l’osteopenia e l’osteoporosi giocano un ruolo fondamentale e una diagnosi precoce potrebbe rivelarsi cruciale nel prevenire complicazioni anche gravi e/o fratture da fragilità.
Uno degli strumenti diagnostici più efficaci in questo ambito è l’analisi della densitometria ossea; quindi in questo articolo cercheremo di fare chiarezza sulla densitometria ossea e sulle sue applicazioni cliniche.
Cos’è la densitometria ossea?
La densitometria ossea, nota anche come densitometria a raggi X a doppia energia (DXA o DEXA), è una tecnica diagnostica non invasiva utilizzata per misurare la densità minerale ossea (BMD).
Questa tecnica impiega due fasci di raggi X a diversa energia, per ottenere immagini del tessuto osseo e determinare la quantità dei minerali, (principalmente il calcio) in esso presenti.
La densitometria ossea è oggi considerata uno standard di riferimento per la diagnosi dell’osteoporosi e per la valutazione del rischio di fratture.
Cos’è l’osteopenia?
L’osteopenia è una condizione caratterizzata da una densità minerale ossea inferiore alla norma, ma non così bassa da essere classificata come osteoporosi, di cui abbiamo approfonditamente parlato meglio QUI.
L’osteopenia rappresenta quindi uno stato “intermedio” in cui le ossa iniziano a perdere massa e resistenza, andando progressivamente ad aumentare il rischio di sviluppare osteoporosi in futuro.
La diagnosi di osteopenia viene effettuata attraverso la misurazione della densità minerale ossea e si basa su punteggi specifici del test DXA, generalmente con un T-score compreso tra -1 e -2,5.

Applicazione clinica della densitometria ossea
Come accennato, la densitometria ossea ha diverse applicazioni cliniche fondamentali, tra cui:
- Diagnosi dell’osteoporosi
Identificando la riduzione della massa ossea e quindi diagnosticando l’osteoporosi in fase precoce, è possibile intervenire tempestivamente.
- Valutazione del rischio di fratture
Determinare il rischio di eventuali fratture osteoporotiche è particolarmente importante per pazienti anziani e donne in post-menopausa.
- Monitoraggio dell’efficacia dei trattamenti
L’analisi della densitometria ossea viene anche utilizzata per monitorare la risposta a eventuali trattamenti farmacologici per l’osteoporosi.
Chi dovrebbe fare il DEXA test per misurare la densità minerale ossea?
Dovrebbe sottoporsi al DXA test chiunque rispetti i seguenti criteri:
- donne di età pari o superiore a 65 anni;
- uomini dai 70 anni in su;
- adulti con pregresse frattura da fragilità (frattura con trauma minimo o nullo, come una caduta dalla posizione eretta);
- adulti affetti da una malattia o condizione associata a ridotta massa ossea o perdita ossea;
- adulti che assumono farmaci associati a ridotta massa ossea o perdita ossea;
- adulti con fattori di stile di vita che portano alla perdita ossea, come il fumo e l’assunzione eccessiva di alcol;
- donne durante la transizione alla menopausa e uomini di età inferiore a 70 anni, con fattori di rischio per ridotta massa ossea, tra cui basso peso corporeo e precedente frattura;
- donne e uomini che hanno perso troppi cm in altezza, dopo i 50 anni.
Impiego della densitometria ossea nelle valutazioni longitudinali
La densitometria ossea è uno strumento cruciale anche per le valutazioni longitudinali, ovvero nel monitoraggio nel tempo della densità ossea di un paziente.
Osservare le variazioni nella densità minerale ossea è infatti fondamentale per poter valutare l’efficacia dei trattamenti in atto.
Uno studio longitudinale consiste infatti in una raccolta coerente di dati, all’interno dello stesso gruppo di individui, nel corso di un determinato periodo di tempo.
La conduzione di questo tipo di studi permette di:
- rilevare cambiamenti precoci;
- adattare conseguentemente e tempestivamente i trattamenti;
- prevenire le fratture.
Tecniche densitometriche
A tal fine, esistono diverse tecniche densitometriche, utilizzate per misurare la densità minerale ossea, tra cui:
- DXA o DEXA (Densitometria a Raggi X a Doppia Energia)
La tecnica più comune e affidabile, utilizzata principalmente per misurare la densità ossea dell’anca e della colonna vertebrale.
- QCT (Tomografia Computerizzata Quantitativa)
Utilizzata per valutazioni tridimensionali della densità ossea, particolarmente utile per analizzare la colonna vertebrale e l’anca.
- QUS (Ultrasonografia Quantitativa)
Una tecnica che utilizza ultrasuoni per valutare la densità ossea, solitamente impiegata per il calcagno.
Definizione “densitometrica” dell’osteoporosi
L’osteoporosi viene ufficialmente diagnosticata “densitometricamente” attraverso la valutazione del T-score o del Z-Score, ottenuto tramite l’analisi della densitometria ossea.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un T-score inferiore a -2,5 è indice di osteoporosi.
Il Z-Score è molto simile al T-score, ma utilizza una popolazione statistica di riferimento più specifica, analoga per sesso, età ed etnia. (La diagnosi di osteoporosi si basa sul riscontro di un valore di Z-score uguale o inferiore a -2.0)
La densitometria ossea non consente però solo di identificare la presenza di osteoporosi, ma anche il grado di severità della perdita ossea!
Rapporti fra Massa Ossea e Fratture
La massa ossea è un fattore determinante nel rischio di fratture.
Una bassa densità minerale ossea è associata a un aumento significativo del rischio di fratture, in particolare nelle aree con carico elevato come l’anca, il polso e la colonna vertebrale.
Studi clinici hanno dimostrato che per ogni diminuzione di una deviazione standard nel T-score, il rischio di frattura aumenta di circa il 50-100%.
La densitometria ossea è quindi essenziale anche per identificare i pazienti a rischio e implementare strategie preventive efficaci.
A questo punto però: perché generalmente siamo soliti associare la diagnosi di osteoporosi all’esame della MOC?
Cos’è la MOC?
MOC è l’acronimo di “Mineralometria Ossea Computerizzata” e non è altro infatti che il nome “tecnico” dell’esame della densitometria ossea.
Consiste in un esame radiologico, in grado di determinare la densità minerale dell’osso e può essere eseguita a livello del femore, della colonna vertebrale, lombare oppure su tutto il corpo.
L’esame della MOC può essere effettuato utilizzando tutte le tecniche densitometriche sopracitate (DXA, QCT o QUS).
Riepilogando quindi, la densitometria ossea rappresenta quindi uno strumento fondamentale nella diagnosi e gestione delle malattie ossee.
Attraverso la misurazione accurata della densità minerale ossea, è possibile identificare precocemente l’eventuale perdita di massa ossea, valutarne il rischio di fratture, intervenire per tempo e poi monitorare l’efficacia dei trattamenti.
L’impiego di tecniche densitometriche avanzate consente una valutazione completa e precisa, fornendo un supporto essenziale nella cura e nella prevenzione delle malattie ossee.
Molto IMPORTANTE è ricordare sempre che l’esame della MOC può essere influenzato dai pitfalls, ossia degli errori di base, che non consentono un resoconto del tutto veritiero.
Uno degli errori più diffusi è “fidarsi” del dato sull’altezza presente sulla carta d’identità del paziente.
Come già detto QUI, quello dell’altezza infatti è un parametro da monitorare con costanza, ancora meglio se è un medico a tenere traccia di eventuali perdite di cm.
Affidati a un professionista Bone Doctor per saperne di più!






