Che cos’è la fascite plantare e come curarla

Che cos’è la fascite plantare e come curarla

Che cos’è la fascite plantare e come curarla

La fascite plantare è la causa più frequente di dolore alla pianta del piede o del dolore sotto il piede: all’incirca quattro persone su cinque, fra quelle che accusano dolore al tallone, sono affette da questa patologia. Scopriamo insieme come curarla!

Avete mai sentito parlare di legamento arcuato? Questa fascia fibrosa, che ha un ruolo estremamente importante nel sostenere il peso del corpo quando ci troviamo in posizione eretta, unisce l’osso del tallone, chiamato calcagno, con la base delle dita dei piedi (tecnicamente, metatarsi).

La sua importanza per le azioni motorie che svolgiamo ogni giorno, va di pari passo con il numero di sollecitazioni che questa parte del corpo riceve. Pensiamo, ad esempio, alla corsa, quando il tallone si stacca da terra e l’intero peso del corpo poggia sul metatarso, causando pressioni notevoli proprio sull’arco plantare. Queste continue sollecitazioni sono la causa principale di uno dei disturbi dei piedi più diffuso al mondo: la fascite plantare

Ma di cosa si tratta esattamente? E come curarla in maniera efficace? 

Che cos’è la fascite plantare e quali sono i suoi sintomi

La fascite plantare altro non è che l’infiammazione della fascia muscolare, o legamento arcuato, che riveste la pianta del piede: si manifesta con un intenso dolore al tallone ed è causata dalla ripetizione continua di eccessivi sovraccarichi a livello podalico.  

Questa patologia è particolarmente frequente tra gli sportivi, tanto che l’80% di quelli che accusano dolore al tallone ne sono affetti. Quando diagnostichiamo una fascite plantare, significa che il legamento arcuato si è infiammato a causa dell’eccessivo utilizzo. 

Nella sua fase precoce, la fascite plantare tende a coinvolgere il solo tallone, con dolore frequente e localizzato che poi tende, con l’acutizzarsi della patologia, a spostarsi verso l’avampiede e migrare lungo tutta la pianta, risparmiando soltanto la punta delle dita. 

I sintomi che di solito accompagnano l’insorgere di fascite plantare, sono i seguenti: 

  • dolore al tallone al mattino e quando ci si alza in piedi dopo un lungo periodo di riposo; 
  • dolore alla fascia del piede da seduti o da sdraiati. 

Le cause della Fascite Plantare

Ma perché si manifesta la fascite plantare? Le cause possono essere innumerevoli, spesso combinate tra loro. Questo può essere un breve elenco: 

  • piedi piatti o cavi; 
  • scarpe inadeguate, troppo larghe o troppo rigide; 
  • sovrappeso; 
  • allenamenti inadeguati alla massa muscolare della gamba, con relativa debolezza di muscoli come il polpaccio, il peroneo, il tibiale posteriore.

Lo stretching, se effettuato correttamente, è un’arma fondamentale contro i sintomi di questa patologia: se il dolore è lieve e la causa dell’infiammazione è transitoria, la fascite plantare può scomparire in pochi giorni, grazie al giusto riposo. Nei casi cronici è invece più difficile da trattare diventa quindi necessario ricorrere alle terapie mediche e talvolta all’intervento chirurgico.

Che cos’è la fascite plantare e come curarla

Diagnosi e trattamenti

La diagnosi di fascite plantare è effettuata mediante un’attenta valutazione clinica della sintomatologia. Le indagini strumentali, come radiografie e TAC, di solito non sono necessarie anche se possono essere utili a evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone, come la presenza o meno di uno sperone calcaneare. Il test per verificare la presenza o meno della fascite plantare consiste nell’esercitare un’energica pressione con il pollice sul calcagno mentre il piede è in dorsi flessione. In caso di fascite, la pressione scatena un forte dolore. 

In un primo momento e soprattutto in tutti i casi non cronici, viene di solito sconsigliato l’intervento chirurgico per risolvere questa patologia. I rimedi conservativi che vengono adottati sono in particolare: 

  • la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei, come il Diclofenac;
  • Un programma rigoroso di esercizi di stretching, meglio se eseguiti alla mattina e volti all’allungamento del tendine d’Achille e al rilassamento del legamento arcuato;
  • L’utilizzo della Tecarterapia, una terapia fisica utilizzata soprattutto per trattare traumi e infiammazioni, particolarmente efficace nell’eliminare dolore e infiammazione a carico di articolazioni e muscoli. Grazie a un condensatore che si applica alla zona interessata e che trasferisce energia biocompatibile ai tessuti danneggiati, la Tecarterapia è in grado di accelerare i naturali processi riparativi dell’organismo;
  • L’utilizzo di tutori notturni, che permettono di mantenere la fascia estesa, al fine di favorire un maggior effetto antalgico e una più rapida guarigione;

Se questo tipo di trattamenti conservativi non ottengono risultati soddisfacenti, negli ultimi anni hanno mano a mano riscosso sempre più consensi i trattamenti di medicina rigenerativa.

Terapie biostimolative - Medicina rigenerativa

Con “terapie biostimolative”, vengono indicati tutti quei trattamenti in grado di accelerare i naturali processi di guarigione del nostro organismo. Una delle terapie più efficaci in tal senso è quella che prevede l’utilizzo del PRP. 

Il PRP è un gel ricco di piastrine che si ottiene attraverso un piccolo prelievo di sangue dal paziente ed ha lo scopo di rigenerare i tessuti, grazie alla elevata concentrazione di fattori di crescita al suo interno. Inoltre ha anche un notevole potere antinfiammatorio: per questo l’applicazione di PRP nella maggioranza dei casi riduce notevolmente la sintomatologia dolorosa

Altra tecnica all’avanguardia è sicuramente quella del Lipogems. Grazie al prelievo di cellule del tessuto adiposo, trasformate in cellule mesenchimali e multipotenti, si è in grado di indurre un’azione rigenerativa nei tessuti tramite infiltrazioni.

Intervento chirurgico

Quando gli approcci riportati fino a ora non hanno successo, l’unica soluzione per combattere la fascite plantare cronica rimane l’intervento chirurgico. Grazie alla chirurgia mininvasiva, è possibile eseguire un piccolo intervento della durata di 10-15 minuti e in anestesia locale. Attraverso una piccola incisione, si andrà ad allungare e sfiammare il legamento arcuato, al fine di favorire il sanguinamento per l’irrorazione del tessuto ipovascolarizzato circostante. Grazie alla breve durata dell’intervento e alla piccola incisione il decorso post-operatorio risulta essere poco impegnativo per il paziente: il dolore sarà facilmente controllabile e sarà possibile tornare a svolgere tutte le attività di vita comune 12-15 giorni dopo l’intervento.