Piede piatto nel bambino: sintomi, cause, rimedi e intervento risolutivo

piedi piatti bambino piccolo

Il piede piatto nei bambini è una condizione molto comune che può però generare dubbi e preoccupazioni nei genitori.

Spesso notabile durante i primi anni di vita, questo particolare assetto del piede è in realtà del tutto fisiologico nella maggior parte dei casi, ma talvolta potrebbe anche indicare la necessità di una valutazione specialistica. Come distinguere quindi un piede piatto innocuo da uno che richiede attenzione medica?

Capire quando intervenire, quali possono essere dei campanelli d’allarme, come prevenire il problema e quali soluzioni possono essere davvero efficaci è fondamentale per garantire una crescita sana e serena.

In questo articolo analizziamo in modo chiaro e aggiornato tutto ciò che bisogna sapere sul piede piatto infantile: dalle cause ai sintomi, dalle terapie conservative agli interventi chirurgici risolutivi, passando per i plantari e l’importanza dello stile di vita.

Cosa si intende per “piede piatto”?

Il piede piatto (o pes planus) è una condizione in cui l’arco plantare si abbassa o scompare del tutto, ampliando così la superficie d’appoggio del piede sulla pianta

Per quanto riguarda nello specifico il bambino, distinguiamo oggi 2 diverse tipologie di piede piatto infantile:

  1. Piede piatto fisiologico (flessibile), comune nei primi anni di vita e generalmente asintomatico ed evolutivo.
  2. Piede piatto patologico (rigido o idiopatico), meno frequente e spesso associato a dolore, rigidità o cause congenite.

In altre parole esiste una forma di piede piatto infantile totalmente innocua e che si risolve normalmente da sola, e una invece più preoccupante, che necessita un intervento medico per poter guarire.

Ma a quanti anni bisogna quindi iniziare a preoccuparsi?

A che età si capisce se si hanno i piedi piatti?

La presenza del piede piatto nei bambini piccoli (fino ai 3/4 anni) è del tutto normale: l’arco non è infatti ancora maturo e i muscoli sono ancora deboli. In genere, infatti, l’arco plantare si forma spontaneamente entro i 7 anni.

Nel caso in cui la condizione persista quindi oltre i 7 anni di età o risulti essere dolorosa per il bambino, è ovviamente consigliabile consultare uno specialista.

piede piatto idiopatico bambino che cammina

Piede piatto idiopatico del bambino: cos’è e come si riconosce

Come dicevamo, il piede piatto idiopatico del bambino è una condizione abbastanza comune durante l’infanzia, che consiste nella riduzione o assenza della normale arcata plantare (la “curvatura” interna del piede), con un appoggio più ampio della pianta al suolo.

Con il termine “Idiopatico” si identifica il caso in cui il piede piatto non sia legato a specifiche cause patologiche (come malformazioni ossee, malattie neuromuscolari o traumi), ma rientri in una variante dello sviluppo.

Con la crescita, nella maggior parte dei casi, l’arco plantare tende a formarsi spontaneamente e solo in una percentuale ridotta di bambini la condizione persiste oltre l’età scolare.

In tal caso, meglio allarmarsi.

Quando si capisce se un bambino ha i piedi piatti?

Alcuni segni evidenti dimostrano che il bambino ha il piede piatto; tra questi:

  • un arco plantare poco visibile o assente quando il bambino è in posizione eretta.
  • Valgismo del retropiede con il tallone che tende a “scivolare” verso l’esterno.
  • Piede che appare più largo e con impronta quasi completa sul terreno.

Spesso il bambino non lamenta dolore e nella maggior parte dei casi la condizione è asintomatica, ma in alcuni casi più rari può anche generare un affaticamento precoce, con dolori diffusi al piede o alla gamba dopo l’attività fisica, oppure difficoltà nell’indossare certe calzature.

In ogni caso, una valutazione “ufficiale” della patologia può essere fatta solamente dal pediatra o dall’ortopedico pediatrico, osservando il piede in statica e dinamica (cioè da fermo e in movimento).
Un test molto semplice è la camminata sulle punte: se l’arco plantare compare, si tratta in genere di piede piatto flessibile (non patologico).
Radiografie o altri esami sono raramente necessari, a meno che non ci siano sospetti di forme rigide o secondarie ad altre condizioni.

 

Come cammina un bambino con i piedi piatti?

Un bambino con piedi piatti idiopatici solitamente cammina in modo del tutto normale, soprattutto se non ci sono dolori o rigidità. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti tipici che possono essere notati nell’osservare il passo, come un appoggio completo della pianta, in cui il piede tende a poggiare quasi interamente sul terreno, senza la curvatura interna tipica, oppure la presenza del cosiddetto “retropiede valgo” in cui i talloni possono apparire inclinati verso l’esterno, e le caviglie sembrano “cedere” medialmente.

Anche un andatura con punte in fuori (out-toeing) in alcuni casi può essere un buon campanello d’allarme, perché il bambino compensa il problema ruotando leggermente i piedi.
Può anche mancare l’effetto “molla” dato dall’arco plantare, che rende la camminata leggermente più pesante e meno elastica.

 

Che problemi comporta il piede piatto non curato per adulti e bambini?

Il piede piatto nei bambini, nella maggior parte dei casi, non comporta conseguenze gravi: può dare solo un po’ di affaticamento o dolore dopo attività fisica intensa e tende spesso a migliorare con la crescita.

Se persiste anche in età adulta, invece, col passare del tempo può diventare più problematico, causando dolori al piede e alle gambe, difficoltà a camminare a lungo, alterazioni posturali e, nei casi più seri, infiammazioni o artrosi.

Come curare il piede piatto nei bambini?

La cura del piede piatto nei bambini dipende soprattutto dall’età e dalla presenza o meno di sintomi evidenti e del loro influsso sulla vita quotidiana del piccolo paziente.

Nella maggior parte dei casi non è necessario alcun trattamento, perché il piede piatto tende a migliorare spontaneamente entro i 7 anni, ma quando sono presenti dolori, affaticamento o difficoltà motorie, il pediatra o l’ortopedico può consigliare l’utilizzo di appositi plantari o solette personalizzate, che aiutano a sostenere l’arco e migliorano il comfort, senza “curare” in senso stretto la condizione, in aggiunta ad alcuni esercizi di rinforzo e stretching (come attività che stimolano i muscoli del piede e della gamba, come camminare sulle punte, sulla sabbia o afferrare piccoli oggetti con le dita dei piedi).

Anche un’attività sportiva regolare può aiutare, soprattutto il nuoto, la ginnastica e i giochi all’aperto che rinforzano la muscolatura senza sovraccaricare.

Il ricorso alla chirurgia è ovviamente l’ultima spiaggia e piuttosto raramente necessario, ma talvolta inevitabile, come vedremo meglio in seguito, nei casi di piede piatto rigido o molto doloroso, che non migliora con le terapie conservative.

A volte però il piede piatto non cammina da solo…

Piede piatto + alluce valgo nei bambini

Il piede piatto e l’alluce valgo (la deviazione verso l’esterno del primo dito) possono presentarsi insieme anche nei bambini, anche se l’alluce valgo è più frequente in età adolescenziale.

Spesso le due condizioni coesistono in quanto il cedimento dell’arco plantare, causato dal piede piatto con conseguente appoggio scorretto, va ad aumentare inevitabilmente le sollecitazioni sulla parte anteriore del piede.

Tale squilibrio può quindi favorire una deviazione progressiva dell’alluce, soprattutto se avvalorato da fattori ereditari, ipermobilità legamentosa o calzature inadeguate.

Spesso, in questo caso si associa quindi a un arco plantare assente o ridotto, anche una deviazione verso l’esterno dei talloni e un inizio di deviazione del primo dito con possibile arrossamento o fastidio alla base.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

Piede piatto nel bambino causato da uno scorretto stile di vita

Il piede piatto nei bambini può peggiorare o persistere a causa di alcune abitudini scorrette legate a uno stile di vita poco sano.

La sedentarietà è una delle principali: passare troppo tempo seduti davanti a TV o tablet riduce i movimenti che rinforzano muscoli e articolazioni.

Anche il fatto di non camminare abbastanza scalzi, su superfici naturali come sabbia o erba, limita la stimolazione del piede, soprattutto se vengono usate scarpe troppo rigide.

Un ulteriore fattore importante è il sovrappeso, che andando ad aumentare il carico sul piede, ne accentua anche l’appiattimento. Infine anche un’assenza di attività fisica e l’uso di calzature inadeguate contribuiscono a indebolire l’arco plantare.

Tutto questo può portare a dolore, affaticamento e persino influire sulla postura, ma con movimento quotidiano, giochi a piedi nudi e scarpe leggere è facile favorire uno sviluppo più armonico del piede.

Piede piatto nel bambino e utilizzo dei plantari

Quando il piede piatto provoca dolore o difficoltà nell’attività quotidiana, l’uso dei plantari può offrire un valido supporto.

Il loro obiettivo non è correggere la struttura anatomica, quanto piuttosto alleviare la sintomatologia dolorosa, promuovendo un appoggio migliore e uno sviluppo più armonico dell’arco plantare, soprattutto prima dei 6 anni, quando l’avanzamento anatomico è ancora favorevole.

Oltre questa soglia d’età, i plantari perdono infatti di efficacia, in quanto non più in grado di modificare la conformazione del piede e restano efficaci solo se il bambino continua a lamentare fastidio.

Alcuni studi recenti hanno rilevato che, in casi ben selezionati, sia i plantari di sostegno che sensomotori possono favorire la comparsa dell’arco plantare e rallentare l’aggravamento del piattismo, misurato tramite l’indice di valgismo;  tuttavia i pareri restano discordi.

Spesso i dati sulla complessiva efficacia correttiva dei plantari rimane infatti limitata o controversa, e sono in molti a pensare che debbano più correttamente essere considerati solo come strumenti complementari all’interno di un approccio conservativo più ampio.

In definitiva, l’impiego dei plantari nei bambini con piede piatto è ragionevole solo in presenza di sintomi funzionali o dolore e va sempre associato a una valutazione specialistica rigorosa, in un contesto che privilegi approcci conservativi (esercizi, gioco a piedi nudi, calzature adeguate) e preveda un costante monitoraggio nel tempo.

Se nessuna terapia fa effetto e il dolore persiste, andando a intaccare la vita di tutti i giorni, non resta però che ricorrere alla chirurgia…

 

Intervento risolutivo per curare i piedi piatti nel bambino

La chirurgia è riservata ai casi davvero gravi, dolorosi e persistenti oltre i 9 anni, senza risultati ottenuti tramite le cure conservative.

L’intervento offre in questo caso una soluzione definitiva al problema e può essere eseguito con tecniche diverse, scegliendo ovviamente la più adatta caso per caso.

Tra le principali tecniche di intervento per per curare i piedi piatti nel bambino troviamo:

  • Artrorisi sottoastragalica (endortesi)

In questo caso viene impiantata una vite tra astragalo e calcagno per correggere la posizione; indicata tra gli 8 e i 14 anni

  • Interventi percutanei

La vite è inserita nel seno del tarso con procedura mini invasiva, indicata nei casi più gravi a partire dagli 11–12 anni.

  • Endortesi o calcagno‑stop

Con tecniche mirate a correggere la pronazione e far risalire la volta plantare.

In ogni caso va considerato il recupero rapido, la necessità o meno di gesso e l’eventuale rimozione successiva dell’impianto.

Riepilogando quindi, il piede piatto nel bambino è spesso una fase fisiologica della crescita, destinata a migliorare spontaneamente. Tuttavia, un’attenta osservazione e un intervento mirato (esercizi, plantari, eventuale chirurgia nei casi selezionati) possono garantire una deambulazione corretta e prevenire problemi futuri.

Chirurgo Ortopedico specialista in chirurgia del piede e degli arti Bone Doctor esperto nel Metabolismo Minerale e nelle Malattie dello Scheletro

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