Lesioni del menisco o menisco rotto: sintomi, cause e cure per lesioni traumatiche e degenerative

menisco visto con risonanza

Le lesioni del menisco rappresentano alcune delle patologie ortopediche più comuni, soprattutto tra gli atleti ma non solo!

Un menisco lesionato può causare gonfiore e dolore acuto; è possibile conviverci per breve tempo, eseguendo movimenti base, ma attenzione – nonostante ciò – non bisogna temporeggiare: se non trattato adeguatamente, può portare a danni articolari progressivi e difficilmente reversibili.

Il danno – che può essere immediato/traumatico o progressivo/degenerativo – può essere causato da traumi, usura o semplicemente dall’età.

Ma è possibile prevenirlo? Quali sono le opzioni terapeutiche disponibili: meglio una gestione conservativa o l’intervento chirurgico? 

Cos’è il menisco e a cosa serve?

Il menisco è una struttura fibrocartilaginea a forma di mezzaluna che si trova all’interno dell’articolazione del ginocchio, interposta tra il femore e la tibia.

In ogni ginocchio sono presenti 2 menischi: il menisco mediale (interno) e il menisco laterale (esterno). Entrambi svolgono funzioni biomeccaniche fondamentali che rendono l’articolazione del ginocchio stabile, efficiente e duratura nel tempo.

Le principali funzioni del menisco sono 4:

  1. assorbimento degli urti, sfruttando la sua struttura fibrocartilaginea e distribuendo il carico che grava sull’articolazione, durante la deambulazione, la corsa o i salti, e proteggendo così la cartilagine articolare dall’usura precoce.
  2. Stabilizzare il ginocchio, lavorando in sinergia con i legamenti crociati e collaterali.
  3. Lubrificare, garantendo una corretta distribuzione del liquido sinoviale all’interno dell’articolazione, per ridurre l’attrito tra le superfici cartilaginee.
  4. Equilibrare (propriocezione). Il menisco contiene infatti recettori nervosi che inviano al cervello informazioni sulla posizione del ginocchio nello spazio, favorendo l’equilibrio e il coordinamento motorio.

La vascolarizzazione del menisco non è però uniforme: la zona periferica (detta “zona rossa”) è ben irrorata e ha una buona capacità di guarigione spontanea, mentre la zona centrale (detta “zona bianca”) è praticamente avascolare e quindi, in caso di lesione, guarisce con grande difficoltà.

Tale caratteristica anatomica ha inevitabilmente anche delle implicazioni dirette sulle scelte terapeutiche e sulla prognosi delle diverse tipologie di lesione.

Sintomi delle lesioni del menisco: come capire se il menisco è lesionato?

I sintomi di una lesione meniscale variano considerevolmente in base alla tipologia di lesione, alla sua estensione e alla causa che l’ha determinata.

In linea di massima, i segnali più frequenti che devono spingere a consultare un medico ortopedico sono:

  • dolore al ginocchio

Tipicamente localizzato lungo la rima articolare, cioè sulla faccia interna o esterna del ginocchio a seconda del menisco coinvolto. Il dolore si accentua sotto carico, durante la rotazione, la flessione profonda o la discesa delle scale.

  • Gonfiore articolare (con versamento)

Che si manifesta entro 24/48 ore dal trauma oppure in modo graduale nelle forme degenerative. Si genera – nella maggior parte dei casi – un accumulo di liquido all’interno dell’articolazione, con conseguente tumefazione visibile e percepibile.

  • Blocco articolare

In alcune tipologie di lesione — in particolare nel classico “manico di secchio” — il frammento meniscale che subisce la frattura può interporsi tra femore e tibia, impedendo così la completa estensione del ginocchio. Il blocco è uno dei sintomi più caratteristici di questa lesione e richiede una valutazione urgente.

  • Rigidità e limitazione funzionale

La difficoltà a piegare o estendere completamente il ginocchio, soprattutto al mattino o dopo un periodo di inattività.

  • Cedimento del ginocchio (“giving way”)

La sensazione improvvisa di instabilità, come se il ginocchio “cedesse” durante il cammino o l’attività fisica.

  • Crepitio

La sensazione di sfregamento, scricchiolio o “clic” avvertita durante il movimento articolare.

  • Dolorabilità alla palpazione

Il dolore a seguito della pressione lungo la rima articolare mediale o laterale, riproducibile durante la visita ortopedica.

È importante precisare che una lesione meniscale può talvolta essere silente o manifestarsi con sintomi sfumati, soprattutto nelle fasi iniziali delle forme degenerative.

Al contrario, nelle lesioni traumatiche acute la sintomatologia è generalmente immediata e intensa.

In ogni caso, in presenza di uno o più dei sintomi descritti è sempre fondamentale rivolgersi a uno specialista per una diagnosi più accurata.

Classificazione delle lesioni meniscali

Come accennato poco fa, esistono più tipologie di lesioni del menisco, che vengono classificate secondo diversi criteri, tra cui la morfologia della lesione, la sede, la profondità e il meccanismo eziopatogenetico.

Dal punto di vista clinico, la distinzione più rilevante è però quella tra lesioni traumatiche (tipiche dei giovani e degli sportivi) e lesioni degenerative (più frequenti nella popolazione anziana o in soggetti con storia di sovraccarico articolare).

Dal punto di vista morfologico, le principali categorie di lesione meniscale sono:

  • lesioni longitudinali;
  • lesioni orizzontali;
  • lesioni a manico di secchio;
  • lesioni radiali;
  • lesioni a becco di pappagallo;
  • lesioni tipo flap;
  • lesioni complesse.

Ogni tipologia presenta caratteristiche anatomiche e cliniche specifiche che influenzano direttamente la scelta del trattamento più appropriato.

Esami diagnostici per i problemi al menisco

La valutazione di una sospetta lesione meniscale inizia sempre con un’accurata visita ortopedica, durante la quale lo specialista raccoglie l’anamnesi del paziente, esegue specifici test clinici (test di McMurray, test di Thessaly, test di Apley, test di compressione della rima articolare) e valuta la funzionalità complessiva dell’articolazione.

L’esame diagnostico principale per le lesioni meniscali è la risonanza magnetica (RM) del ginocchio, che consente di visualizzare con elevata precisione l’estensione, la morfologia e la localizzazione della lesione (senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti) e che è particolarmente utile anche per pianificare l’eventuale intervento chirurgico.

Per una valutazione di primo livello però anche una semplice ecografia del ginocchio – nonostante la sensibilità inferiore alla RM nella visualizzazione diretta del menisco – può essere utile, per escludere patologie delle strutture periarticolari, specie in caso di versamento articolare.

Anche una radiografia standard del ginocchio può essere un’opzione, nonostante non permetta la visualizzazione diretta del menisco (struttura fibrocartilaginea e quindi non radiopaca). Può essere comunque utile per escludere eventuali fratture ossee, valutare lo spazio articolare e identificare eventuali calcificazioni o segni di artrosi associata.

Nei casi più rari e complessi, l’artroscopia diagnostica resta però la migliore delle opzioni, in quanto consente la visualizzazione diretta anche delle strutture intra-articolari (anche se oggi viene quasi sempre eseguita in associazione al trattamento chirurgico e molto raramente a puro scopo diagnostico).

Lesioni del menisco più comuni negli sportivi (lesione traumatica in torsione)

Nei soggetti giovani e sportivamente attivi, le lesioni meniscali sono prevalentemente di origine traumatica.

Il meccanismo lesivo più frequente è la torsione del ginocchio a carico parziale o totale. In altre parole, il piede rimane fisso al suolo (ad esempio con le scarpe chiodate o con gli sci) mentre tronco e femore ruotano, generando forze di taglio e compressione, che il menisco non riesce a sostenere.

Tale meccanismo si può verificare in moltissimi sport, come calcio, basket, sci alpino, rugby, arti marziali, surf, pallavolo…

A seconda della direzione, della velocità e dell’intensità del meccanismo traumatico, si generano però pattern lesivi differenti.

Lesioni longitudinali del menisco

Le lesioni longitudinali si sviluppano parallelamente alla curvatura del menisco, seguendone l’asse maggiore.

Coinvolgono più frequentemente il menisco mediale e possono essere parziali (interessano solo una porzione dello spessore meniscale) o complete (attraversano l’intero spessore).

I sintomi delle lesioni meniscali longitudinali comprendono dolore lungo la rima interna, gonfiore e, nei casi completi, blocco articolare.

Lesioni orizzontali del menisco

Questo tipo di lesione si sviluppa in senso orizzontale, dividendo il menisco in uno strato superiore (a contatto con il femore) e uno inferiore (a contatto con la tibia).

Sono più frequenti a livello del corno posteriore e hanno spesso una componente degenerativa, pur potendo essere determinate anche da traumi in flessione-rotazione.

Nei casi avanzati possono anche formarsi delle cisti meniscali periarticolari, visibili come tumefazioni alla palpazione del ginocchio.

Lesioni a “manico di secchio” del menisco

La lesione a manico di secchio è una delle più caratteristiche e clinicamente significative.

Si tratta di una lesione longitudinale completa in cui accade però che il frammento centrale si dislochi verso il centro dell’articolazione, assumendo la forma di un’ansa (appunto come il “manico” di un secchio).

Il frammento di cui parlavamo si interpone tra femore e tibia, determinando un blocco articolare acuto che impedisce la completa estensione del ginocchio.

Tale condizione richiede trattamento tempestivo e quasi sempre chirurgico.

Lesione radiale del menisco

Le lesioni radiali si sviluppano perpendicolarmente alla curvatura del menisco, compromettendone la continuità circonferenziale.

Sono particolarmente pericolose dal punto di vista funzionale perché interrompono le fibre collagene orientate in senso circonferenziale, che consentono al menisco di distribuire le forze di compressione.

Le lesioni meniscali radiali colpiscono più frequentemente la giunzione corpo-corno posteriore del menisco laterale e una lesione radiale completa equivale, dal punto di vista biomeccanico, alla rimozione del menisco stesso.

Lesione a “becco di pappagallo” del menisco

La lesione a becco di pappagallo è un’ulteriore variante delle lesioni longitudinali.

La porzione lesionata, in questo caso, si ribalta verso il basso oppure verso il centro del ginocchio, assumendo la forma appuntita di un becco d’uccello.

È più comune nel menisco laterale, a livello del corno anteriore, e si manifesta spesso con dolore acuto, gonfiore e sensazione di blocco intermittente.

Lesioni tipo flap del menisco

Le lesioni tipo flap (o “a lembo”) sono caratterizzate da un distacco parziale di una porzione di menisco, che rimane però ancorata a un’estremità, tramite un lembo di tessuto.

Tale frammento è quindi libero di muoversi all’interno dell’articolazione e può causare dolore intermittente, blocchi articolari episodici e sensazione di cedimento.

Le lesioni flap richiedono quasi sempre un trattamento chirurgico per la rimozione o, quando possibile, la riparazione del lembo danneggiato.

Le lesioni più complesse del menisco

Le lesioni complesse sono quelle caratterizzate dalla combinazione di più pattern lesivi nello stesso menisco (ad esempio una componente longitudinale associata a una radiale).

Sono tipiche delle lesioni in cui il menisco è già compromesso da fenomeni degenerativi preesistenti o da traumi di particolare violenza.

La gestione chirurgica di queste lesioni è quindi molto più impegnativa e richiede un’attenta valutazione caso per caso.

Cause delle lesioni meniscali nello sport

Nei soggetti sportivamente attivi, le cause principali delle lesioni meniscali traumatiche sono:

  • torsione brusca del ginocchio sotto carico

Il meccanismo eziopatogenetico più frequente, tipico degli sport di squadra (calcio, basket, pallavolo, rugby) e degli sport invernali (sci alpino, snowboard).

  • Iperestensione forzata del ginocchio

Può determinare lesioni del corno anteriore, soprattutto in associazione a lesioni legamentose concomitanti.

  • Iperflessione del ginocchio

Frequente nelle discipline di combattimento, nelle arti marziali e nel sollevamento pesi.

  • Impatti diretti sul ginocchio

Traumi da contatto, cadute o collisioni che determinano forze compressive anomale sull’articolazione.

  • Lesioni associate a interessamento dei legamenti crociati

La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è frequentemente associata a lesioni del menisco mediale o laterale, poiché la destabilizzazione articolare espone i menischi a forze di taglio eccessive.

Un fattore di rischio importante è rappresentato dalla mancanza di adeguato riscaldamento, dalla scarsa preparazione atletica e dall’utilizzo di calzature o attrezzatura non idonea, che aumentano il rischio di movimenti biomeccanicamente scorretti.

Lesioni del menisco più comuni negli anziani (lesione degenerativa)

Nelle persone di età superiore ai 40/50 anni, le lesioni meniscali assumono spesso carattere degenerativo.

Con il passare degli anni, il tessuto fibrocartilagineo del menisco perde infatti progressivamente elasticità, idratazione e resistenza meccanica. Il menisco diventa quindi più fragile e vulnerabile anche a sollecitazioni modeste, che in un tessuto sano non avrebbero causato alcun danno.

Le lesioni degenerative hanno tipicamente una presentazione clinica più subdola rispetto a quelle traumatiche: il dolore si instaura gradualmente, spesso senza un evento scatenante preciso o in seguito a movimenti apparentemente banali (inginocchiarsi, alzarsi da una sedia, scendere le scale).  Il gonfiore è solitamente meno pronunciato rispetto alle lesioni traumatiche acute, ma tende a persistere e a recidivare.

Le lesioni degenerative sono frequentemente associate a segni radiografici di artrosi (gonartrosi) e possono coesistere con lesioni della cartilagine articolare.

Principali cause delle lesioni meniscali degenerative

Il fattore predisponente principale, che favorisce l’insorgenza di lesioni meniscali degenerative è l’invecchiamento biologico del tessuto fibrocartilagineo.

Con l’età si verifica infatti un’inevitabile riduzione del contenuto di acqua e proteoglicani nel menisco, con conseguente perdita di elasticità e resistenza.

Anche sovrappeso e obesità, aumentando significativamente il carico articolare, possono però accelerare i processi di usura del menisco e della cartilagine.

in ogni caso, anche la predisposizione genetica incide, in quanto alcuni soggetti hanno una maggiore suscettibilità costituzionale alla degenerazione del tessuto fibrocartilagineo, rispetto ad altre.

Infine, anche un’alterazione dell’asse degli arti inferiori come il ginocchio varo (gambe a “O”) o valgo (gambe a “X”), determina una distribuzione asimmetrica del carico articolare che favorisce la degenerazione del menisco più sollecitato.

Infine – come è facile immaginare – anche alcune patologie articolari infiammatorie e metaboliche, come l’artrite reumatoide e la gotta o pseudogotta, possono accelerare i processi degenerativi meniscali.

Le lesioni meniscali degenerative possono essere causate non solo dall’età, ma anche dallo sport o da lavori usuranti

Un concetto importante e spesso sottovalutato è però che la degenerazione meniscale non è un processo esclusivamente legato all’invecchiamento anagrafico.

In soggetti che per anni hanno praticato sport ad alto impatto articolare o che hanno svolto lavori fisicamente impegnativi — come muratori, piastrellisti, agricoltori, minatori o operai addetti al sollevamento di carichi pesanti — la degenerazione meniscale può presentarsi anche in età relativamente giovane (35/45 anni).

Il sovraccarico funzionale cronico, i microtraumi ripetuti e le posture di lavoro forzate (inginocchiamento prolungato, accovacciamento, movimentazione di carichi con torsione del tronco) accelerano infatti i processi di degenerazione fibrocartilaginea, determinando lesioni che hanno tutte le caratteristiche morfologiche delle lesioni degenerative, ma che insorgono in soggetti significativamente più giovani rispetto alla popolazione generale.

Tale aspetto ha anche rilevanza in ambito medico-legale, ai fini del riconoscimento delle malattie professionali.

Come curare il menisco lesionato: approccio conservativo

Non tutte le lesioni del menisco richiedono un intervento chirurgico immediato.

In molti casi, soprattutto nelle lesioni parziali, nelle lesioni degenerative di lieve entità e nelle lesioni localizzate nella zona periferica vascolarizzata del menisco (zona rossa), è possibile intraprendere un percorso terapeutico conservativo con buone probabilità di successo.

Il trattamento conservativo si articola generalmente nelle seguenti fasi:

  1. Fase acuta, in cui si richiede il riposo articolare, ghiaccio locale (crioterapia) per ridurre gonfiore e dolore, elevazione dell’arto e, se necessario, utilizzo di stampelle per ridurre il carico sull’articolazione. Il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per via orale o topica, nonché infiltrazioni intraarticolari di acido ialuronico o, in casi selezionati, di corticosteroidi.
  2. Fase subacuta e riabilitativa, in cui – una volta ridotti i sintomi acuti – si può avviare un programma di fisioterapia mirata al recupero del trofismo muscolare (in particolare del quadricipite e degli ischio-crurali), della propriocezione e del controllo motorio del ginocchio. Esercizi di rinforzo in catena cinetica chiusa, propriocezione su piano instabile, stretching e recupero della mobilità articolare sono le componenti fondamentali del programma riabilitativo.
  3. Serve poi un monitoraggio nel tempo. Il paziente deve essere rivalutato a intervalli regolari con visita ortopedica e, se indicato, risonanza magnetica di controllo, per verificare il miglioramento della lesione.

L’approccio conservativo richiede inevitabilmente quindi una collaborazione attiva da parte del paziente e tempi variabili di recupero: mediamente 6/12 settimane, ma con possibili variazioni significative in base all’entità e alla localizzazione della lesione.

Cosa si può fare con il menisco rotto e cosa no

Durante il periodo di trattamento, sia conservativo che postoperatorio, è fondamentale rispettare alcune indicazioni comportamentali per non aggravare la lesione:

Sono da evitare:

  • attività sportive ad alto impatto articolare (corsa, salti, sport di squadra) fino a completa guarigione e autorizzazione medica;
  • movimenti di torsione brusca del ginocchio sotto carico;
  • posizioni di iperflessione prolungata (accovacciamento, inginocchiamento);
  • camminate su terreni sconnessi, senza adeguato supporto;
  • sovrappeso e carico articolare eccessivo.

È invece consentito (nella fase di trattamento conservativo, in base alla valutazione medica):

  • camminare su superfici piane con un’andatura regolare e controllata;
  • nuotare a stile libero o a dorso (evitando rana per via del colpo di gambe che sollecita il ginocchio);
  • fare ciclismo in piano con resistenza leggera, una volta superata la fase acuta;
  • fare esercizi di potenziamento muscolare prescritti dal fisioterapista;
  • fare attività quotidiane normali, purché non producano dolore o gonfiore.

In ogni caso, la valutazione di cosa è permesso e cosa no necessità di un’assoluta personalizzazione, tramite colloquio diretto con lo specialista ortopedico, per tenere conto del tipo di lesione e della sintomatologia ma anche – e soprattutto – dello stato fisico e muscolare del paziente e dei suoi obiettivi futuri (soprattutto se si tratta di uno sportivo).

Operazione al menisco: intervento chirurgico mini-invasivo in artroscopia

Quando il trattamento conservativo non produce i risultati attesi, quando la lesione è di entità tale da non poter guarire spontaneamente o in presenza di blocco articolare acuto, l’intervento chirurgico rappresenta la scelta terapeutica più appropriata.

Oggi il trattamento chirurgico delle lesioni meniscali viene eseguito quasi esclusivamente con tecnica artroscopica, considerata ormai lo standard di cura a livello internazionale.

L’artroscopia del ginocchio è un intervento mini-invasivo che viene eseguito in anestesia spinale o generale, generalmente in regime di day-surgery o con un ricovero di una sola notte.

Il chirurgo pratica 2/3 piccole incisioni (portali) di circa 5/10 mm attraverso le quali introduce nell’articolazione una telecamera in fibra ottica (artroscopio) e gli strumenti operatori necessari.

L’immagine ricavata dalla “sonda” inserita nell’arto viene quindi proiettata su un monitor ad alta definizione, per consentire la visualizzazione diretta di tutte le strutture interne, con ingrandimento e precisione straordinari.

I vantaggi dell’artroscopia rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto sono notevoli: minima invasività, ridotto rischio di infezione, cicatrici quasi invisibili, minor dolore postoperatorio, rapido recupero funzionale e la possibilità di trattare contestualmente eventuali patologie associate (lesioni cartilaginee, legamentose o di altre strutture intraarticolari).

Meniscectomia e sutura meniscale

In ambito artroscopico, le due principali tecniche chirurgiche per il trattamento delle lesioni meniscali sono la meniscectomia e la sutura meniscale (meniscorrafia). La scelta tra le due dipende da fattori anatomici, biologici e clinici, che lo specialista valuta caso per caso.

Meniscectomia parziale o totale

La meniscectomia consiste nella rimozione della porzione di menisco lesionata e non recuperabile, preservando il più possibile il tessuto sano circostante.

Nel caso di una meniscectomia parziale, viene asportato solo il frammento meniscale lesionato, risparmiando la quota di menisco integra. È l’intervento più frequentemente eseguito e consente una ripresa funzionale relativamente rapida.

Con una meniscectomia totale invece viene rimosso l’intero menisco. Oggi è raramente indicata, in quanto la perdita completa del menisco determina una redistribuzione anomala del carico articolare, con accelerazione dei processi artrosici nel lungo periodo.

Sutura meniscale (meniscorrafia)

La sutura meniscale è molto meno invasiva ed è quindi il trattamento preferibile, se le caratteristiche della lesione lo consentono. La sutura meniscale infatti permette di preservare integralmente il menisco e le sue funzioni e non prevede la rimozione di alcuna parte.

Viene eseguita anch’essa con tecnica artroscopica, mediante speciali dispositivi di sutura, che riavvicinano e fissano i margini della lesione, favorendo la cicatrizzazione del tessuto.

La sutura meniscale però è possibile solo se:

  • la lesione è localizzata nella zona rossa (periferica, vascolarizzata);
  • la lesione è longitudinale e completa (manico di secchio) in un paziente giovane;
  • i margini di lesione sono netti e privi di degenerazione;
  • il paziente è giovane, con cartilagine articolare ben conservata e asse degli arti in buon allineamento.

I tempi di recupero sono più lunghi rispetto a una meniscectomia parziale, ma i risultati sono migliori a lungo termine, quanto a protezione della cartilagine articolare e prevenzione dell’artrosi.

Tempi di recupero e riabilitazione dopo intervento chirurgico per menisco rotto

Un buon percorso riabilitativo, dopo l’intervento artroscopico al menisco, è molto importante e fondamentale, per garantire un recupero completo della funzionalità articolare e per un pieno ritorno, sia alle attività quotidiane che sportive.

I tempi variano significativamente in base alla tecnica chirurgica adottata, all’entità della lesione e alle caratteristiche individuali del paziente.

Il recupero post-operatorio dopo una meniscectomia parziale è generalmente rapido:

  • entro 3 giorni il paziente cammina. Praticamente fin da subito con l’ausilio di stampelle, che progressivamente abbandona nell’arco di pochi giorni. Il carico sull’arto operato viene ripreso gradualmente già nelle prime 24/48 ore.
  • Dopo 1/2 settimane il recupero di una deambulazione normale su superfici piane è completo. Si può iniziare la fisioterapia con esercizi di mobilizzazione passiva, rinforzo isometrico del quadricipite e riduzione dell’edema.
  • Dopo 3/6 settimane è possibile effettuare un progressivo incremento del carico e delle attività funzionali; con esercizi di rinforzo in catena cinetica chiusa, propriocezione e cicloergometro.
  • Dopo 6/8 settimane è consentita la ripresa delle attività lavorative non usuranti e delle attività sportive a basso impatto (nuoto, bicicletta).
  • Dopo 3/4 mesi nella maggior parte dei casi è auspicabile un ritorno completo allo sport agonistico.

La sutura meniscale richiede invece tempi di recupero significativamente più lunghi, per consentire la corretta cicatrizzazione del tessuto suturato.

  • Nelle prime 4 settimane il carico sull’arto viene generalmente vietato o fortemente limitato (scarico o carico parziale con stampelle); il ginocchio viene mantenuto in un range di movimento controllato per proteggere la sutura.
  • Dopo 1/2 mesi avviene una ripresa graduale del carico completo; con fisioterapia intensiva e esercizi di rinforzo, mobilizzazione controllata e propriocezione.
  • Dopo 3/4 mesi è consentita la ripresa delle attività quotidiane normali e del lavoro non usurante. Inizia il lavoro atletico progressivo per gli sportivi.
  • Dopo 4/6 mesi si può riprendere lo sport ricreativo.
  • Dopo 6/9 mesi si può riprendere lo sport agonistico (previa valutazione medica e superamento di specifici test funzionali).

In entrambi i casi, il programma riabilitativo deve essere condotto sotto la supervisione di un fisioterapista esperto in patologie del ginocchio e informato sulle caratteristiche e abitudini del paziente, sul tipo di intervento subito e sugli obiettivi funzionali prefissati.

Una riabilitazione incompleta o accelerata espone al rischio di recidiva della lesione o di complicanze a lungo termine.

Se sospetti una lesione del menisco o hai già ricevuto una diagnosi, non rimandare la valutazione specialistica. Un trattamento tempestivo e appropriato è la chiave per recuperare la piena funzionalità del ginocchio e prevenire danni articolari irreversibili. Ecco i contatti per prenotare una visita ortopedica.

Chirurgo Ortopedico specialista in chirurgia del piede e degli arti Bone Doctor esperto nel Metabolismo Minerale e nelle Malattie dello Scheletro

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