La Sindrome del tunnel carpale: come riconoscere i sintomi e come intervenire

Sindrome del tunnel carpale

Le sindromi canalicolari sono dei disturbi riconducibili a problemi neurologici derivanti da un intrappolamento e compressione di determinati tronchi nervosi che risiedono nei canali ossei. Queste sindromi possono essere causate da traumi, edemi o infiammazioni.

A livello dell’articolazione polso/mano, le più comuni sono la sindrome del tunnel carpale e la sindrome del canale di Guyon. A livello del gomito, invece, la più frequente è la sindrome del tunnel cubitale.

L’incidenza della sindrome del tunnel carpale nella popolazione generale è stimata attorno a 300 casi su 100.000 abitanti. Ogni anno in Francia, per fare un esempio, si effettuano circa 80.000 interventi chirurgici per sindrome del tunnel carpale. Questa patologia minaccia prevalentemente le persone tra la fascia che va dai 45 ai 60 anni e più specificatamente il sesso femminile rispetto a quello maschile (il rapporto calcolato è di 3 a 1).

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Sindrome del Tunnel Carpale: cos’è?

Formicolio, senso di intorpidimento, dolore alla mano e alle dita: questi sono i disturbi tipici causati dalla sindrome del tunnel carpale. Dovendone dare una definizione il più possibile completa, potremmo determinare la sindrome del tunnel carpale come un intrappolamento del nervo mediano nel canale del carpo, posizionato a livello del polso e composto da una parte ossea e da una struttura a tetto, chiamata legamento traverso del carpo.

Il nervo mediano si origina circa a livello dell’ascella, scorre lungo il braccio e l’avambraccio e, passando attraverso il polso, raggiunge il palmo e le dita della mano. Esso è un nervo misto, ossia presenta funzioni sensitive ma anche funzioni motorie.

Sindrome del tunnel carpale
fonte: Fisio-omnia | fisioterapia Milano

Sindrome del Tunnel Carpale: Cause e Sintomi

I fattori di rischio che possono comportare la comparsa della sindrome da tunnel carpale sono vari. L’osservazione e lo studio di numerosi casi clinici suggeriscono che è più riscontrabile in pazienti con presenza di:

  • Diabete e insufficienza renale
  • Pratica continua di alcuni tipi di sport come: tennis, bowling, golf
  • Alterazioni ormonali e gravidanza
  • Depositi di tessuto adiposo in eccesso
  • Struttura anatomica, ossia un tunnel carpale più stretto che di conseguenza aumenta le possibilità di comparsa della sindrome
  • Ereditarietà familiare
  • Artrite reumatoide
  • Ipotiroidismo
  • Traumi a carico del polso e fratture.

I sintomi più comuni con cui si manifesta questa sindrome sono già stati accennati e riguardano in particolare un formicolio continuo della mano, a cui susseguono intorpidimento, bruciore e dolore a livello delle dita. In genere, i sintomi tendono a peggiorare in due circostanze:

  • nel corso della notte, a causa delle involontarie flessioni del polso che tutti in maniera inconscia abbiamo;
  • durante attività o mestieri che comportano il piegamento ripetuto o prolungato dell’arto, come ad esempio la guida, la lettura.

Come intervenire in caso di sindrome del tunnel carpale?

La terapia conservativa è sicuramente la scelta più indicata per sintomatologia lieve, con dolori sopportabili e in atto da pochi mesi. Tra le soluzioni più comuni, figurano:

  • l’utilizzo di un tutore per il polso. Consigliato soprattutto di notte, per impedire al polso di assumere posizioni che acuiscono dolore, formicolio e intorpidimento.
  • L’applicazione di ghiaccio, che deve essere ripetuto 4-5 volte al giorno per ottenere il suo effetto antinfiammatorio, per un tempo complessivo di 15-20 minuti per volta.
  • La fisioterapia e l’esercizio terapeutico. Esistono degli esercizi di stretching e mobilità del polso che permettono di attenuare la tensione a carico dei tendini passanti per il tunnel carpale.
  • L’assunzione di farmaci antinfiammatori non-steroidei.
Sintomatologia cronica ed interventi chirurgici

Nella maggior parte dei casi per risolvere la sindrome del tunnel carpale si ricorre alla chirurgia. In particolare, l’intervento è indicato quando i sintomi sono intensi e presenti da più di 6-10 mesi, oppure quando ogni trattamento conservativo si è dimostrato completamente inefficace. Alla tecnica classica di liberazione a cielo aperto negli ultimi dieci anni si sono aggiunte le tecniche endoscopiche a una o due vie di accesso.

La tecnica open a cielo aperto permette di vedere le lesioni o le patologie associate tipo la presenza di tendinopatie del flessore e le tenosinoviti, infiammazioni a carico della guaina protettiva che circonda i tendini, che vanno rimosse o trattate, oltre a valutare meglio la qualità del nervo e la compressione ad esso associata.

La tecnica mini invasiva raggiunge la sua migliore indicazione per sofferenze del mediano con sintomatologia inferiore ai 2-4 mesi.

Vengono effettuati così uno o due piccoli tagli di circa un centimetro a livello del polso, in modo da permettere l’entrata nel canale con uno strumento grande all’incirca come una penna a sfera. Questo strumento presenta all’estremità una videocamera e una lama cosicché, supportati dalle immagini trasmesse, si possa tagliare il legamento fibroso “a tetto” del canale dove passa il nervo. È un intervento molto breve, che non supera i cinque minuti di durata e che permette un post operatorio molto rapido. La medicazione consiste in un bendaggio che dovrà essere portato per una quindicina di giorni, senza però che questo comprometta l’utilizzo della mano, che può essere usata fin da subito, sia per movimenti più semplici sia per altri più complessi, come per esempio la guida di una macchina.

In tutti gli altri casi, soprattutto cronici, è preferibile utilizzare la tecnica open,anche per evitare recidive.

Terapie integrative di supporto

Naturalmente, nel percorso che porta alla risoluzione della sindrome da tunnel carpale, possono essere consigliate alcune terapie integrative di supporto, da iniziare sempre alla comparsa dei primi sintomi e da svolgere per 2-3 mesi, oltre che strettamente indicate come avvicinamento all’intervento chirurgico, programmato dopo diagnosi.

Si inseriscono in questo insieme le  terapie con integratori specifici neurotrofici, volti a favorire la riparazione del nervo, che per sua natura si ripara sempre con molta lentezza.I risultati di questo tipo di terapie sono rinvenibili perciò in tempi lunghi, che vanno ben appunto dai 3 ai 6 mesi.

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