Epicondilite: cos’è, come si cura, in quanto tempo e come evitare che si cronicizzi

ragazza tennista con dolore al gomito a causa dell'epicondilite

L’epicondilite, comunemente nota anche come “gomito del tennista”, è una condizione infiammatoria che interessa i tendini dell’avambraccio in corrispondenza dell’epicondilo laterale, una piccola prominenza ossea situata nella parte esterna del gomito. 

Si tratta di una delle cause più comuni di dolore al gomito, spesso sottovalutata o mal gestita, che può compromettere in modo significativo la qualità della vita, se non trattata correttamente.

In questo articolo approfondiremo quindi cos’è davvero l’epicondilite, quali sono le sue cause, i sintomi per riconoscerla tempestivamente, in che modo può diventare cronica e, soprattutto, come curarla efficacemente e prevenire le recidive.

Cos’è l’epicondilite

L’epicondilite è un’infiammazione dei tendini che si inseriscono sull’epicondilo laterale del gomito. 

Questi tendini sono coinvolti nei movimenti di estensione del polso e delle dita, indispensabili per la maggior parte delle attività della nostra vita quotidiana.

Il disturbo si manifesta con un dolore localizzato nella parte esterna del gomito, che può irradiarsi lungo l’avambraccio e diventare più intenso durante il sollevamento di oggetti o movimenti ripetitivi del braccio e del polso.

Perché la chiamano “gomito del tennista”?

Il termine “gomito del tennista” deriva dalla frequente insorgenza del disturbo tra gli sportivi, in particolare tra i tennisti. 

L’uso ripetitivo dei muscoli dell’avambraccio, tipico – tra le altre cose – anche dei colpi di rovescio nel tennis, può infatti causare microtraumi ai tendini che, nel tempo, portano all’infiammazione. 

Il punto però non è il tennis ovviamente, bensì la ripetitività del gesto in sé.

È infatti importante sottolineare che l’epicondilite non colpisce solamente gli atleti. 

Anche chi svolge attività manuali ripetitive o lavori d’ufficio con posture scorrette può svilupparla, magari usando il mouse o il trackpad quotidianamente o viaggiando molto usando un trolley.

Il nome, quindi, è diventato identificativo della malattia, ma non la rappresenta a pieno, anche perché l’epicondilite non colpisce solo il gomito!

Epicondilite: gomito ma non solo

Sebbene il dolore si concentri nel gomito, l’epicondilite può avere ripercussioni ben più estese. 

La tensione e il fastidio possono irradiarsi all’avambraccio, fino al polso e alla mano, compromettendo movimenti come la stretta di mano, la presa di oggetti o l’uso prolungato del mouse.

Inoltre, in molti pazienti, la paura del dolore porta a un uso limitato dell’arto colpito, contribuendo a irrigidimenti muscolari, compensazioni posturali e sovraccarichi a spalla o collo.

Quali sono i sintomi dell’epicondilite?

I sintomi dell’epicondilite si manifestano gradualmente e quindi spesso vengono inizialmente sottovalutati. 

Il dolore è ovviamente il segnale principale: si localizza nella parte esterna del gomito e tende ad aumentare con l’attività fisica o con semplici gesti quotidiani come:

  • sollevare oggetti, anche leggeri;
  • girare una maniglia, aprire una bottiglia o chiudere la moka;
  • usare utensili o strumenti manuali;
  • stringere la mano a qualcuno;
  • tenere il braccio teso per lunghi periodi.

Nelle fasi più avanzate, si può avvertire anche un senso di debolezza nell’avambraccio, formicolio e una sensazione di tensione muscolare. 

Il dolore può persistere anche a riposo, disturbando il sonno o limitando la mobilità del braccio.

Quanto è invalidante l’epicondilite?

L’epicondilite può diventare molto invalidante se trascurata. 

All’inizio può sembrare un semplice fastidio, ma – col passare del tempo  – interferisce inevitabilmente anche con azioni quotidiane come guidare, scrivere, cucinare o sollevare oggetti. 

Nei casi più gravi, può anche impedire lo svolgimento del proprio lavoro o la pratica di attività sportive.

La limitazione funzionale porta spesso a una riduzione della forza nella presa e a un uso compensatorio dell’altro arto, aumentando inoltre il rischio di ulteriori problemi muscolo-scheletrici. 

Per questo è fondamentale intervenire precocemente, senza aspettare che il dolore diventi cronico, e soprattutto limitare le cause, quando possibile.

Epicondilite: cause scatenanti

Le cause principali dell’epicondilite sono legate a movimenti ripetitivi e sforzi eccessivi dei muscoli estensori dell’avambraccio. 

Tra i fattori scatenanti più comuni troviamo:

  • attività lavorative manuali (falegnami, idraulici, muratori, estetisti);
  • uso prolungato di mouse e tastiera;
  • sport con movimenti ripetitivi (tennis, squash, golf);
  • sollecitazioni continue senza riscaldamento adeguato;
  • posture scorrette o mantenute troppo a lungo;
  • movimenti improvvisi e mal controllati.

Anche lo stress meccanico legato all’uso di strumenti vibranti o pesanti può contribuire all’insorgenza del disturbo, soprattutto se abbinato a una scarsa preparazione muscolare.

L’epicondilite cronica

Quando l’epicondilite non viene trattata in modo adeguato, il dolore può persistere per mesi, trasformandosi in una forma cronica. 

Ciò accade soprattutto se si continua a sollecitare l’area infiammata senza modificare le abitudini che l’hanno provocata.

La cronicizzazione comporta un’infiammazione costante dei tendini e un peggioramento della funzionalità del braccio, con possibili calcificazioni o degenerazione tendinea (tendinosi). 

Il dolore può diventare costante, anche a riposo, e rendere più difficile il recupero completo. Ecco perché – come detto – una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo sono fondamentali per evitare complicazioni.

Rimedi e cure per guarire dall’epicondilite

Il trattamento dell’epicondilite varia in base alla gravità del disturbo. Nella maggior parte dei casi, un approccio conservativo è sufficiente per ottenere un miglioramento significativo. 

Tra i rimedi più efficaci troviamo:

  • riposo e sospensione delle attività aggravanti.
  • Applicazioni di ghiaccio nella fase acuta per ridurre dolore e infiammazione.
  • Fisioterapia mirata, con esercizi di stretching, rinforzo muscolare e massoterapia.
  • Terapie strumentali: tecarterapia, laserterapia, onde d’urto focalizzate.
  • Taping neuromuscolare o tutori per il gomito.
  • Farmaci antinfiammatori, se prescritti da un medico.
  • Chirurgia mininvasiva ambulatoriale (quando i trattamenti conservativi non hanno avuto successo)

Nei casi più resistenti, si può valutare per la medicina rigenerativa, con infiltrazioni di corticosteroidi o di P R P (plasma ricco di piastrine)

L’intervento chirurgico è generalmente riservato a una minoranza di pazienti, quando tutte le terapie conservative si sono rivelate inefficaci.

Epicondilite e tempi di guarigione

I tempi di guarigione dell’epicondilite dipendono da vari fattori, tra cui la tempestività dell’intervento, l’intensità del dolore e la presenza o meno di forme croniche. In linea generale:

  • Forma acuta: può risolversi in 4–6 settimane con trattamenti adeguati
  • Forma subcronica: richiede 2–3 mesi

Forma cronica: può richiedere anche 6 mesi o più, con un percorso fisioterapico intensivo

 

Aspetto Dettagli principali
Cos’è Infiammazione dei tendini dell’epicondilo laterale del gomito
Sintomi Dolore al gomito, debolezza, difficoltà nella presa e nei movimenti del polso
Cause Movimenti ripetitivi, posture scorrette, sport o lavori manuali intensi
Fattori di rischio Uso eccessivo del braccio, mancanza di pause, assenza di riscaldamento
Cure Riposo, fisioterapia, terapie fisiche, farmaci, infiltrazioni, interventi chirurgici
Tempi di guarigione Da 4 settimane a 6 mesi, a seconda della gravità
Prevenzione Riscaldamento corretto, ergonomia, pause regolari, rafforzamento muscolare

Esercizi per l’epicondilite

Un valido supporto nel trattamento dell’epicondilite laterale è infine rappresentato anche dagli esercizi mirati di stretching e rinforzo muscolare, fondamentali per migliorare la funzionalità del gomito e ridurre il dolore. 

Nello specifico, lo stretching dei muscoli estensori del polso, da eseguire mantenendo l’allungamento per almeno 20-30 secondi, favorisce il rilassamento delle strutture tendinee infiammate, mentre esercizi eccentrici, come l’estensione del polso contro resistenza con progressivo aumento del carico, risultano particolarmente efficaci nel promuovere la guarigione tendinea e nel prevenire recidive. 

È consigliabile anche integrare tali attività con ulteriori esercizi di rinforzo della presa e della muscolatura dell’avambraccio, utili per ristabilire l’equilibrio funzionale e ridurre lo stress sull’inserzione tendinea laterale. 

L’esecuzione degli esercizi deve sempre avvenire in maniera graduale, preferibilmente sotto la supervisione di un fisioterapista, per garantire la corretta tecnica e adattare il programma alle esigenze del singolo paziente.

Chirurgo Ortopedico specialista in chirurgia del piede e degli arti Bone Doctor esperto nel Metabolismo Minerale e nelle Malattie dello Scheletro

Leave a Comment

Your email address will not be published.