L’osteomielite è una di quelle diagnosi che spesso spaventano: parliamo infatti di un’infezione che si insinua nell’osso fino al midollo e che – se non curata – è in grado di distruggere lentamente tutti i tessuti.
Però niente paura: è una condizione curabile! L’importante è diagnosticarla per tempo.
Riconoscerne i segnali, capire da dove arriva e sapere come si affronta fa la differenza tra un percorso breve e una lunga convivenza con dolore, limitazioni e recidive.
Proviamo quindi a fare un breve riassunto su tutto ciò che serve sapere su l’osteomielite.
Come si infetta l’osso? E perché l’osso, che è “duro”, può ammalarsi
Diversamente da quanto spesso erroneamente si crede, l’osso non è un “blocco di cemento”: è un tessuto vivo, riccamente vascolarizzato, con cellule che costruiscono e rimodellano di continuo.
Ciò lo rende quindi, in situazioni di vulnerabilità, accessibile ai microrganismi.
I batteri possono infatti arrivare all’osso principalmente in tre modi:
- attraverso il sangue, partendo da un’altra sede infetta (via ematogena);
- propagandosi da un’infezione vicina, nei tessuti molli o nella cute (contiguità);
- entrando direttamente da traumi, fratture esposte o chirurgia ortopedica, specie quando sono presenti mezzi di sintesi o protesi.
Quello dei batteri è un viaggio “subdolo”: i sintomi – nella maggior parte dei casi – non sono subito visibili e purtroppo si finisce per notarli quando ormai l’infiammazione è già in corso.
Ma chi sono i responsabili dell’infezione ossea?
Qual è il batterio che colpisce le ossa
Il batterio che più frequentemente infetta l’osso umano è lo Staphylococcus aureus, che è capace di aderire alle superfici, formare biofilm* e persistere anche all’interno delle cellule: tutte caratteristiche che rendono sempre più difficile la sua estirpazione e che favoriscono le recidive.
*Condizione ancor più problematica per i portatori di protesi o placche, poiché scherma i batteri dall’azione degli antibiotici.
In base al contesto clinico, però, possono essere coinvolti anche streptococchi, bacilli Gram-negativi, anaerobi e – nei pazienti immunodepressi – anche alcuni funghi o micobatteri.
In ogni caso non esiste un’unica forma di infezione ossea…
Infezioni ossee: tipologie e decorso clinico
Non esiste una sola osteomielite, ma – in base al livello di gravità – si tende a considerarla in 3 forme distinte.
- L’osteomielite acuta, che insorge in tempi rapidi con dolore, febbre, marcati segni infiammatori e talvolta un ascesso intraosseo;
- l’osteomielite subacuta, che è più lenta e insidiosa (un esempio classico è l’ascesso di Brodie);
- l’osteomielite cronica, che è il risultato di infezioni persistenti e che – a lungo termine – comporta necrosi e sequestri ossei, fistole cutanee e riacutizzazioni a ondate.
Tale distinzione non è solo accademica: guida diagnostica, durata delle terapie e indicazioni chirurgiche dipendono dal grado e dalla tipologia di osteomielite.
Inoltre l’Osteomielite può colpire diverse aree del corpo, comportandosi in modo anche molto diverso a seconda dei casi.
Tra le aree colpite, le più note senza dubbio sono: mandibola, articolazioni e schiena.
Osteomielite: cause
Le cause dell’osteomielite possono variare a seconda dell’età del paziente, delle sue condizioni di salute generali e della presenza di fattori predisponenti.
In linea generale, possiamo però individuare alcune situazioni in grado di aumentare notevolmente il rischio di sviluppare un’infezione ossea.
Se sono già presenti altre infezioni nell’organismo, l’osteomielite può svilupparsi come complicanza di altre infezioni, che attraverso il sangue raggiungono l’osso.
Alcuni esempi: infezioni cutanee non trattate (foruncoli, ulcere, cellulite batterica); infezioni respiratorie o urinarie che entrano nel circolo sanguigno; ascessi dentali trascurati, che possono diffondersi fino alla mandibola.
In caso di traumi, fratture esposte, ferite profonde o incidenti che coinvolgono l’osso creano un “punto di ingresso” per i batteri. Anche piccole lesioni cutanee, se non curate adeguatamente, possono diventare la porta d’accesso per l’infezione.
Anche le operazioni ortopediche, soprattutto quelle che prevedono l’inserimento di protesi, viti o placche metalliche, rappresentano un rischio.
Nonostante le procedure chirurgiche moderne riducano al minimo la possibilità di infezioni, una contaminazione intra-operatoria o post-operatoria può favorire l’osteomielite.
Alcuni pazienti sono inoltre più vulnerabili di altri all’osteomielite, a causa di patologie o condizioni particolari, come il Diabete mellito (le ulcere croniche del piede diabetico sono una delle cause più comuni di osteomielite negli adulti), alcune malattie vascolari (la cattiva circolazione riduce l’apporto di ossigeno e difese immunitarie ai tessuti, aumentando il rischio di infezioni), un sistema immunitario compromesso (pazienti immunodepressi, con HIV, in chemioterapia o sottoposti a terapie immunosoppressive sono più esposti), artrite reumatoide e terapie cortisoniche prolungate, che rendono l’osso più fragile e meno difeso dalle infezioni.
I soggetti che fanno uso di droghe iniettive sono considerati soggetti a rischio di osteomielite, in quanto i batteri possono essere introdotti direttamente nel flusso sanguigno, attraverso aghi contaminati.
Infine, anche altri batteri – sebbene più rari – possono causare la malattia.
Oltre al già citato Staphylococcus aureus, alcune forme di osteomielite possono essere causate da: Mycobacterium tuberculosis → osteomielite tubercolare (colonna vertebrale, mal di Pott); Salmonella → più frequente nei pazienti con anemia falciforme; Pseudomonas aeruginosa → spesso associato a infezioni croniche e in pazienti diabetici.
Ma come ci si rende conto di avere l’osteomielite?
Osteomielite: sintomi
I sintomi più tipici dell’osteomielite includono:
- dolore osseo localizzato, che peggiora col movimento e non migliora con il riposo.
- Gonfiore, arrossamento e calore sulla zona colpita.
- Febbre e brividi, che indicano infezione sistemica.
- Ridotta mobilità dell’arto o dell’articolazione vicina.
- Fistole con secrezione purulenta, nei casi cronici.
Anche in base all’area colpita però i sintomi possono variare.
Dove si sviluppa l’osteomielite
Le ossa più vulnerabili alla malattia variano a seconda dell’età e delle condizioni del paziente:
- nei bambini, l’infezione colpisce più spesso le ossa lunghe, come femore, tibia e omero.
- Negli adulti, sono più comuni le osteomieliti della colonna vertebrale, della mandibola e del piede (soprattutto nei diabetici con ulcere croniche).
Nei pazienti anziani, l’osteomielite vertebrale è una delle forme più frequenti e pericolose.
Analizziamo quindi nei dettagli le forme più diffuse.
Le infezioni osteoarticolari
Quando l’infezione si estende dall’osso all’articolazione, si parla di infezioni osteoarticolari o artrite settica.
Tali condizioni possono rivelarsi particolarmente gravi e problematiche perché possono condurre a una distruzione dell’articolazione in tempi particolarmente rapidi.
Il paziente può manifestare dolore acuto, gonfiore importante, febbre alta e incapacità di muovere l’articolazione colpita.
Osteomielite della schiena: sintomi e osteomielite del midollo
L’osteomielite vertebrale colpisce le vertebre ed è spesso causata da infezioni ematiche.
Si manifesta con dolore cronico e profondo, che non passa con il riposo né con i comuni antidolorifici.
Tale l’infezione comprime il midollo spinale, spesso causando sintomi neurologici collaterali come:
- debolezza agli arti,
- perdita di sensibilità,
- difficoltà a camminare,
- nei casi più gravi incontinenza urinaria o fecale.
Osteomielite mandibolare: quando l’infezione arriva all’osso dal dente
Una delle forme più particolari, ma altamente diffusa, è l’osteomielite mandibolare, che può svilupparsi a partire da un dente infetto, da un granuloma o da un ascesso trascurato o non trattato correttamente.
I sintomi dell’Osteomielite mandibolare includono:
- dolore intenso alla mandibola,
- gonfiore del volto,
- difficoltà ad aprire la bocca e masticare,
- talvolta secrezione purulenta attraverso le gengive.
In questi casi la collaborazione tra dentista e chirurgo maxillo-facciale è essenziale per fermare l’infezione.
Osteomielite cronica
L’osteomielite che si cronicizza rappresenta la forma più complessa da trattare.
L’infezione persiste infatti a lungo, spesso a causa di batteri particolarmente resistenti o della difficoltà degli antibiotici a penetrare nel tessuto osseo.
Si possono formare fistole cutanee, cioè piccoli canali che drenano pus all’esterno, e sequestri ossei, frammenti di osso morto che mantengono l’infezione attiva.
Quanto e quando è grave l’osteomielite?
La gravità dell’osteomielite dipende dalla tempestività della diagnosi e dal trattamento.
Se non curata, può però portare a complicanze anche gravi come:
- distruzione dell’osso,
- deformità,
- fratture patologiche,
- perdita della funzione dell’arto,
- nei casi estremi, amputazione.
In pazienti fragili o immunodepressi, l’infezione può inoltre rischiare di diffondersi al sangue, causando sepsi, una condizione potenzialmente letale.
Come si cura l’osteomielite
Il trattamento dell’osteomielite richiede generalmente un approccio combinato: la diagnosi e il trattamento devono infatti essere tempestivi e gestiti da un chirurgo ortopedico in collaborazione con un infettivologo.
La terapia curativa combina spesso antibiotici per via endovenosa e/o orale a un intervento chirurgico, per rimuovere il tessuto osseo infetto.
Anche alcune iniezioni locali di biovetro possono però – in alcuni casi – favorire la rigenerazione ossea e ridurre l’infiammazione, mentre le infiltrazioni intra-ossee di prodotti ortobiologici possono stimolare il rimodellamento osseo.
Le risoluzioni possono essere molteplici.
- La terapia antibiotica viene effettuata inizialmente per via endovenosa e poi eventualmente orale, ed è scelta in base all’antibiogramma. Nella più fortunata delle ipotesi, tale cura è sufficiente per la risoluzione del problema, in presenza di un organismo reattivo e in salute, in grado di effettuare una restitutio ad integrum dell’osso, per una completa e autonoma ricostruzione del danno.
Nei casi resistenti si ricorre anche all’ossigenoterapia iperbarica, per migliorare l’ossigenazione dei tessuti e aiutare gli antibiotici a essere più efficaci.
- Si ricorre alla chirurgia ortopedica quando l’infezione non viene completamente sconfitta dai farmaci e continua a progredire e in caso di necrosi ossea o raccolte purulente. L’intervento si occupa in questo caso della “pulizia” delle aree colpite e della rimozione del tessuto infetto, per stabilizzare l’osso. La cura delle osteomeliti è ancora oggi considerata una delle frontiere dell’ortopedia e il suo trattamento può prevedere 2 diverse tipologie di trattamenti:
- il Limb Salvage, ossia il tentativo di salvare l’arto e la sua funzione (INTERVENTO RICOSTRUTTIVO),
- l’amputazione, in casi estremi, in cui è a rischio la vita stessa del paziente (INTERVENTO DEMOLITIVO).
In aggiunta a tutto ciò, vengono in ogni caso messe in campo anche terapie di supporto, come riposo, immobilizzazione e fisioterapia per recuperare la funzionalità.
In sintesi, l’osteomielite è una malattia seria ma oggi curabile, soprattutto se diagnosticata in tempo. Non bisogna sottovalutare sintomi come dolore osseo persistente, gonfiore o febbre: rivolgersi subito a uno specialista può fare la differenza.






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