L’intervento di protesi alla caviglia è oggi una soluzione sempre più diffusa per il trattamento delle gravi patologie articolari, in grado di compromettere notevolmente la funzionalità e la qualità della vita del paziente, ma non bisogna mai sottovalutare l’importanza di una corretta esecuzione e del rispetto delle fasi di recupero!
In questo articolo approfondiremo quindi cos’è l’artroplastica della caviglia, quando è indicata, come funziona l’impianto e cosa aspettarsi durante il percorso pre e post-operatorio.
Cos’è un intervento di protesi di caviglia
L’intervento di protesi di caviglia, noto anche come artroplastica della caviglia, è un procedura chirurgica che prevede la totale sostituzione dell’articolazione tibio-tarsica superiore, con una protesi artificiale.
L’obiettivo dell’intervento è quello di ridurre il dolore, ripristinare la piena mobilità e migliorare la qualità della vita del paziente.
Nello specifico, per la protesi di caviglia si utilizza un sistema AAA (Alpha Ankle Arthroplasty) con articolazione mobile a tre componenti, che include:
- un impianto tibiale per l’ancoraggio non cementato, destinato alla sostituzione della tibia distale;
- un impianto astragalico (o talare), per l’ancoraggio non cementato destinato alla sostituzione dell’astragalo prossimale;
- un inserto in PE (polietilene), progettato per articolarsi tra il componente tibiale e quello astragalico.
Quando serve mettere una protesi di caviglia
La decisione di procedere con una sostituzione artificiale dell’articolazione tibio-tarsica dovrebbe essere presa solo dopo un’accurata valutazione diagnostica.
La chirurgia con artroprotesi è infatti indicata solamente nel caso in cui le opzioni di trattamento conservativo e/o altri interventi chirurgici meno invasivi non si siano rivelati utili o siano considerati meno promettenti dall’ortopedico, rispetto alla sostituzione protesica.
Il sistema AAA sopracitato è indicato per pazienti adulti, con scheletro completamente sviluppato. Il medico curante decide infatti l’idoneità all’intervento caso per caso, in base alle caratteristiche fisiche e allo stato di salute del singolo paziente, basandosi su vari fattori, tra cui età, peso, qualità ossea, forma dell’osso e deformazione dell’articolazione.
Generalizzando potremmo dire che potrebbe necessitare di una protesi di caviglia chi:
- soffre di artrosi post-traumatica;
- soffre di artrite reumatoide grave;
- ha avuto esiti di interventi precedenti falliti;
- soffre di pseudoartrosi o ha subito fratture complesse, non trattabili con altre tecniche;
- presenta gravi deformità articolari con compromissione funzionale.
- si è già sottoposto a un intervento di protesi al ginocchio e percepisce un dolore cronico alla caviglia (in tal caso è infatti consigliabile protesizzare anche quest’ultima).
È fondamentale ricordare anche che, per sottoporsi a un intervento di artroprotesi, è indispensabile garantire una sufficiente stabilità dell’articolazione tibio-tarsica (legamenti collaterali sani sono indispensabili affinché la protesi totale possa essere utilizzata) e una buona salute ossea.
Come è fatta una protesi dell’articolazione tibio-tarsica
La protesi dell’articolazione tibio-tarsica AAA è composta da 3 elementi principali: il componente tibiale, il componente astragalico e la troclea in polietilene (PE).
Le peculiari caratteristiche strutturali fanno sì che la protesi consenta:
- l’allineamento su tutto l’asse della gamba,
- uno scorrimento parzialmente guidato,
- una resezione minima dell’astragalo mediante fresatura sferica,
- la completa stabilità in estensione (grazie alla congruenza tra tibia e PE),
- la rotazione tra tibia e PE,
- una dorsiflessione e flessione plantare (tra PE e astragalo con scorrimento guidato),
- una maggiore stabilità laterale.
Ogni singolo componente della protesi di caviglia viene infatti realizzato con design e materiali specifici.
Facciamo qualche esempio tecnico…
- Componenti tibia/astragalo: Lega CoCrMo (cobalto-cromo-molibdeno) per fusione conforme a ISO 5832-4.
- Rivestimento della superficie articolare (Tibia/Astragalo): TiN (nitruro di titanio).
- Rivestimento della superficie di contatto con l’osso (Tibia/Astragalo): Rivestimento composto da due strati, uno di titanio puro conforme a ISO 5832-2 e uno di TCP (Bonit®).
- Materiale della troclea (PE): UHMWPE (polietilene ad altissimo peso molecolare) conforme a ISO 5834-2.
Una così attenta attenzione per materiali e forme è motivata dalla volontà di offrire al paziente la miglior mobilità possibile.
Mobilità arto e piede dopo un intervento di artroplastica della caviglia
La protesi di caviglia è progettata per consentire un raggio di movimenti (ROM – Range of Motion) specifici dell’arto, dopo la sua installazione.
- Dorsiflessione: 15°
- Flessione plantare: 20°
- ROM totale: 50°
- Rotazione assiale: illimitata
Nel periodo postoperatorio, l’assistenza, i consigli comportamentali e le avvertenze del medico sono molto importanti.
Per un periodo limitato di tempo, si raccomanda un supporto esterno per l’estremità operata, per favorirne la guarigione, ma è comunque necessario prestare particolare attenzione ai movimenti, sia attivi che passivi, dell’estremità interessata.
La terapia postoperatoria dovrebbe infatti essere strutturata per evitare qualsiasi sforzo eccessivo e per stimolare al meglio il processo di guarigione.
Andiamo con ordine, partendo dalla fase pre-operatoria.
Pianificazione pre-operatoria artroplastica della caviglia: protocollo per TAC
Una pianificazione pre-operatoria avanzata e accurata è indispensabile prima di sottoporre il paziente a un qualsiasi intervento di artroplastica.
Ciò è possibile solo se l’acquisizione dell’immagine dell’area in questione viene eseguita seguendo specifiche linee guida.
Il rispetto completo del protocollo è infatti cruciale per ottenere risultati ottimali.
Il protocollo per la TAC (TC) pre-operatoria con il sistema AAA prevede quindi 3 fasi:
1. una valutazione pre-scansione
Il ginocchio deve essere completamente estendibile. Una deformazione significativa del ginocchio (>5° sul piano coronale) può infatti rappresentare una controindicazione importante, che richiede una riconsiderazione del piano terapeutico.
2. Un corretto posizionamento del paziente (carico simulato)
Il paziente deve essere disteso in posizione supina. La caviglia studiata deve essere in posizione neutra (90°); se non possibile, l’imaging si esegue nella massima dorsiflessione. Idealmente, il piede viene posizionato in un tutore. La pianta del piede deve aderire saldamente alla superficie di appoggio del dispositivo di acquisizione. L’immagine ottenuta viene elaborata con un carico simulato, che il paziente genera premendo la pianta del piede contro il supporto, usando le fasce del tutore tenute con le mani. Il paziente non deve muoversi. Se presenti protesi ortopediche nell’arto controlaterale, il posizionamento del piede controlaterale va considerato all’altezza del terzo medio della tibia dell’arto in esame.
3. L’acquisizione dell’immagine
Sono consentite sia la TC elicoidale che assiale. È consentito l’uso di algoritmi Bone o Standard. È importante però mantenere un unico sistema di coordinate per la scansione di anca, ginocchio, piede e caviglia.
Generalmente la scansione si concentra su: anca, testa del femore, ginocchio, caviglia e piede.
Nella pianificazione preoperatoria, in caso di sospetta necrosi dell’astragalo, oltre alle radiografie standard, si consiglia anche una TAC o una RMI con mezzo di contrasto del retropiede.
Solamente una volta fatto ciò, è possibile procedere con l’intervento di protesi di caviglia vero e proprio.
Fasi dell’intervento di artroplastica della caviglia
L’intervento di protesi della caviglia è una procedura chirurgica che si articola in più fasi, ciascuna fondamentale per garantire un risultato stabile e funzionale.
- Posizionamento del paziente e accesso chirurgico
Il paziente viene posizionato in decubito supino, con l’arto in posizione neutra. Si effettua un accesso anteriore all’articolazione tibio-tarsica per esporre correttamente i malleoli e l’articolazione. - Resezione ossea controllata (tibia e astragalo)
Si procede alla rimozione delle porzioni articolari danneggiate della tibia e dell’astragalo utilizzando guide di taglio per garantire precisione e rispetto delle strutture anatomiche. - Allineamento mediante sistemi di guida
Vengono applicati strumenti di allineamento per garantire il corretto orientamento dei componenti protesici rispetto all’asse dell’arto, sia sul piano sagittale che coronale. - Inserimento delle componenti di prova
Prima dell’impianto definitivo, si inseriscono componenti di prova per valutare l’adattamento, il bilanciamento dei legamenti e il range di movimento dell’articolazione. - Valutazione del movimento e della stabilità
Con le componenti di prova in sede, si verifica che la protesi garantisca stabilità, allineamento e libertà di movimento. Eventuali aggiustamenti vengono effettuati in questa fase. - Impianto definitivo e chiusura
Una volta confermata la corretta funzionalità, si procede con l’inserimento definitivo dei componenti protesici e si richiude l’accesso chirurgico. L’osso rimosso può essere reinserito come supporto alla stabilità dell’impianto.
L’esecuzione di questo tipo di intervento non rappresenta – per un chirurgo ortopedico esperto – un’operazione eccessivamente complessa o rischiosa, ma è comunque sempre bene affidarsi ai migliori ed eseguire tutte le visite pre-operatorie richieste.
Fattori di rischio articolazione artificiale della caviglia
Anche a fronte di un’impeccabile esecuzione dell’intervento, esistono alcune casistiche specifiche che possono compromettere l’esito positivo dell’artroplastica della caviglia.
Un’eccessiva sollecitazione dell’articolazione operata, dovuta a lavoro fisico pesante e/o attività sportive non idonee, è sicuramente da evitare, ma esistono anche fattori di rischio “esterni” come ad esempio eventuali deformità (che compromettono l’ancoraggio, il posizionamento esatto o la funzione dell’impianto), un’insufficiente qualità ossea (dovuta magari ad altre terapie concomitanti), insufficienza muscolare, malattie neuromuscolari, obesità e/o abuso di sostanze.
Si tratta comunque di casi rari e poco frequenti; concentriamoci quindi ora su come tornare alla vita di sempre, una volta concluso l’intervento.
Protesi di caviglia e riabilitazione post intervento
Una corretta assistenza postoperatoria, seguire i consigli comportamentali e le avvertenze del medico curante sono fattori cruciali, per garantire un recupero rapido e completo.
Si raccomanda l’uso di un supporto esterno per l’estremità operata solo inizialmente e per un periodo limitato, al fine di favorire la guarigione.
Durante la riabilitazione, è fondamentale anche prestare particolare attenzione ai movimenti, sia attivi che passivi, dell’estremità interessata.
La terapia postoperatoria deve essere infatti pianificata in modo da evitare sforzi eccessivi sull’arto operato, promuovendo al contempo il processo di guarigione.
È inoltre raccomandato un controllo regolare della posizione e delle condizioni dei componenti protesici e dell’osso circostante, per monitorare l’esito a lungo termine dell’intervento.
Il protocollo riabilitativo post intervento con protesi di caviglia viene comunque sempre personalizzato e adattato alla condizione clinica del singolo paziente, con l’obiettivo di tornare a una vita attiva e senza dolore.
Ma quindi quanto ci vuole?
Protesi di caviglia: dopo quanto si può camminare?
Dopo un intervento di protesi di caviglia, i tempi di recupero e di ritorno alla deambulazione dipendono da vari fattori (tipo di protesi, tecnica chirurgica, condizioni del paziente), ma in linea di massima si possono indicare alcune tappe comuni dei tempi indicativi per tornare a camminare.
| Periodo post-operatorio | Attività e obiettivi principali |
| 0–2 settimane | – Riposo con arto sollevato- Gesso o tutore fisso- Nessun carico |
| 3–6 settimane | – Inizio fisioterapia- Sostituzione del gesso con tutore rimovibile- Carico parziale con ausili (stampelle) |
| 6–8 settimane | – Possibile carico completo (previa valutazione medica)- Deambulazione con supporto- Proseguimento fisioterapia |
| 2–3 mesi | – Riduzione progressiva degli ausili- Aumento autonomia nei movimenti quotidiani |
| 3–6 mesi | – Camminata autonoma- Ritorno alle attività leggere- Possibile gonfiore o rigidità residua |
Gli obiettivi della riabilitazione puntano a un pieno recupero della mobilità articolare, al rinforzo muscolare e al miglioramento della propriocezione, per un tornare a una camminata fluida e stabile, senza dolore.
⚠️ Ogni paziente ha un decorso diverso: è fondamentale seguire le indicazioni del chirurgo ortopedico e del fisioterapista per evitare complicanze e favorire il miglior recupero possibile.





